HERACLEION, LA LEGGENDARIA CITTÀ PERDUTA RIEMERSA DALLE PROFONDITÀ MARINE

Lo scopritore di Heracleion, l’archeologo francese Franck Goddio, mentre mostra la stele denominata “di Thonis-Heracleion”, alta 1,90 metri e perfettamente intatta, che cita appunto il sito originario di Thonis in cui fu apposta.

 

La leggendaria città di Heracleion, nota anche come “Thonis”, era un’antica città egizia situata sul Delta del Nilo, le cui meravigliose vestigia si trovano ora sommerse nella baia di Abukir, a 2,5 km a largo della costa mediterranea dell’Egitto.

La città era uno dei centri commerciali più importanti di tutto il bacino mediterraneo, e trovò prosperità particolarmente tra il VI ed il IV secolo a.C..
Essa affondò tra il VI e il VII secolo d.C., si crede a causa di catastrofi naturali come terremoti o grandi inondazioni.

Fino a tempi recenti Heracleion era nota solamente grazie a poche fonti letterarie ed epigrafiche che ne parlavano. Per questo motivo, e per svariati secoli, la sua esistenza fu ritenuta solo un mito, alla stessa stregua di come vengono visti oggi luoghi antichi e leggendari come la perduta isola di Atlantide. Fu riscoperta nel 2001 dall’archeologo subacqueo francese Franck Goddio.

L’ingresso (a un palazzo imperiale?) contornato con i classici leoni-guardiani

Lo studioso inciampò casualmente nei resti della città mentre stava perlustrando le profondità marine della costa egiziana in cerca di alcune antiche navi da guerra francesi utilizzate in una battaglia avvenuta sul Nilo nel XVIII secolo d.C..
Dopo aver rimosso grandi strati di sabbia e fango, i ricercatori subacquei che operavano a seguito di una spedizione organizzata dall’Istituto Europeo per l’Archeologia Subacquea (IEASM) diretto sempre dallo studioso francese Franck Goddio, rinvennero una città straordinariamente ben conservata con molti dei suoi tesori ancora sorprendentemente intatti, tra cui il tempio principale di Amun-Gereb (il dio Amon Ra), alcune colossali statue di faraoni, centinaia di statue di divinità sia maschili che femminili, una sfinge, una meravigliosa statua rappresentante una sirena, molteplici statue di leoni, 64 antiche navi, 700 ancore, steli e blocchi di pietra con iscrizioni greche ed egiziane, decine di sarcofagi finemente lavorati, preziosi gioielli, monete d’oro, oggetti rituali di ceramica e pesi costruiti in bronzo e pietra.

Busto di un faraone sommerso

Le spettacolari fotografie che furono scattate dai ricercatori durante il processo di recupero dei monumenti rivelarono numerose statue e strutture che un tempo si ergevano alte e magnificenti nella grande ed imponente città.

Una foto mostra ad esempio una statua greco-egiziana di una regina della dinastia tolemaica che sta in piedi sul fondale marino, circondata solo da sedimenti e oscurità, mentre altre fotografie mostrano il volto di una grande statua di faraone coperta parzialmente dalla sabbia.
Uno dei monumenti più incredibili mostra una stele alta quasi due metri e perfettamente conservata, chiamata “Stele di Naucratis”, che fu commissionata dal faraone della XXX dinastia egizia Kheperkare Nakhtnebef, meglio conosciuto con il nome ellenizzato di Nectanebo I, regnante tra 378 e 362 a.C., completa di dettagliatissime iscrizioni ancora oggi chiaramente leggibili.

La stele “di Thonis-Heracleion”, ripescata intatta dalle profondità marine

Lo storico greco Erodoto (V secolo a.C.) nelle sue “Storie” si riferisce a un grande tempio che fu costruito in onore dell’eroe leggendario Heracles (Ercole), poiché si racconta che questi avrebbe visitato la città nel periodo di massimo splendore, città che avrebbe preso poi il suo nome.
Erodoto riferì che la città era stata visitata anche da Elena e dal suo amante Paride, che vi rimasero bloccati durante la loro fuga da Menelao, re di Sparta e marito della donna, prima che iniziasse la leggendaria guerra di Troia.

Oltre che di Erodoto, ci sono altre testimonianze storiche che riportano dell’esistenza della città, tra cui quelle di Diodoro Siculo (80-20 a.C. circa) e del geografo greco antico Strabone (60-20 a.C. circa). Quest’ultimo, oltre quattro secoli dopo la visita in Egitto di Erodoto, riferì che la città di Heracleion, con il suo tempio dedicato ad Heracles, era situata ad est della città di Canopo, nel Delta del Nilo.

Un’altra fonte riferisce anche che la città era un “emporion“, allo stesso modo di Naucratis, la famosa città egizia posta a 80 chilometri a sud-est di Alessandria.
Heracleion, secondo la tradizione, era anche il luogo in cui venivano celebrati i “Misteri di Osiride“, che avevano luogo tutti gli anni durante il mese di “khoiak“. Il dio Osiride, nella sua barca cerimoniale (che, stando alla tradizione, usò quando arrivò in Egitto nel “primo tempo”) veniva portato in processione dal tempio cittadino di Amon fino al suo santuario collocato nell’antica città costiera di Canopo. Tuttavia, malgrado le tante fonti storiche in cui viene attestata l’esistenza di questa splendida città fino alla sua scoperta sedici anni fa, essa era considerata solo un luogo leggendario, e le sua esistenza veniva spesso messa in discussione dai novelli “San Tommaso” dell’accademia, come purtroppo accade in modo ricorrente in questi casi.

La scoperta di Heracleion solleva importanti domande su ciò che oggi crediamo siano semplici miti e leggende. Se una città, una volta ritenuta un puro mito, può essere scoperta e riportata alla conoscenza dalle profondità del mare, chissà quali altre leggende del passato possono essere in realtà luoghi realmente esistiti, e chissà soprattutto quante di queste saranno riscoperte in un futuro non troppo lontano, si spera. 

 

 

Uno dei leoni messi a guardia dell’ingresso, raffigurato con stile moderno ed estremamente realistico ed una lampada, evidentemente già in epoca egizia considerata un elemento artistico dal valore simbolico
Il busto della statua di un faraone imbragato per il suo recupero e la stele detta “di Thonis-Heracleion”, composta di geroglifici, perfettamente conservata

Comments 1

  • Mirabile scoperta, capace di dilatare la conoscenza dell’antico! Grazie all’archeologo francese Franck Goddio, e a voi per il contributo alla conoscenza.
    Maurizio Militello (Catania, Sicilia)

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