L’ISOLA DI AVALON

Come molte antiche isole paradisiache e mitiche terre perdute, Avalon è sicuramente una tra le più famose, e le leggende su di essa hanno catturato l’immaginazione di generazioni di scrittori e di appassionati di tutto il mondo.

Secondo la leggenda questa magica e affascinante terra si troverebbe nella parte occidentale delle Isole Britanniche, e troviamo testimonianze sulla sua esistenza nel bellissimo ciclo letterario di “Re Artù” (XII secolo d.C.).

Avalon sarebbe stato un luogo di fertilità, e secondo alcuni il suo nome significherebbe “Isola delle mele“, com’è possibile riscontrare nell'”Historia Regum Britanniae” (“Storia dei re della Gran Bretagna”) di Goffredo di Monmouth, scritta nel 1136 d.C..
Infatti, il termine bretone per mela è “Aval“, mentre in gallese è Afal, la cui pronuncia è però lo stesso “Aval”.

Rappresentazione artistica di Avalon

Numerose sono le testimonianze nelle varie mitologie indoeuropee dell’esistenza di un'”isola di beati” situata all’estremo occidente dell’Europa, un’isola designata anche come il luogo in cui germogliava il “Giardino degli Esperidi”, famoso per le sue mele d’oro e citato nella mitologia greca.

Secondo la tradizione, Avalon era un’isola che abbondava di meli selvatici, viti e piante di grano che crescevano per tutto l’anno al posto delle piante selvatiche. Le persone che vivevano nell’isola non conoscevano la vecchiaia e vivevano un’esistenza idilliaca in contatto con la natura e con l’ambiente circostante. 
Nelle leggende Avalon era descritto come il luogo in cui giunsero Gesù e Giuseppe d’Arimatea, e quest’ultimo vi sarebbe arrivato dopo aver raccolto il sangue di Cristo, crocifisso e morto sul Golgota, nel famoso calice (il prezioso “Santo Graal”) e quindi avervi fondato ad Avalon la prima chiesa della storia della Britannia.

Secondo altre leggende, dopo che Re Artù fu ferito mortalmente nella battaglia di Camlann nella lotta contro Mordred, il re fu posto su una chiatta dalla sorellastra, la Fata Morgana, e portato sull’isola di Avalon. Arrivati sull’isola, Artù fu guarito e riportato in salute. Si dice che Re Artù sia rimasto sull’isola, che ancora oggi vi dimori e che un giorno ritornerà quando il mondo avrà nuovamente bisogno di lui.

LOCALIZZAZIONE DI AVALON

Vista est fino alla navata dell’Abbazia di Glastonbury, Glastonbury, Somerset, Regno Unito

Molti esploratori e indagatori di misteri nel corso della storia hanno cercato di rintracciare la posizione effettiva di questa isola mitologica, suggerendo alcuni luoghi nell’Oceano Atlantico, nel Mar Mediterraneo e persino in località lontane dell’emisfero australe. Sicuramente però i luoghi più popolari della sua localizzazione sono l'”Isola di Man” (che si trova tra Inghilterra e Irlanda) e la piccola città inglese di Glastonbury.

Malgrado però la popolarità dell’idea, non sembra che ci siano molte prove che confermino la collocazione di Avalon in uno di questi luoghi; potrebbe trattarsi infatti di poco più di un mito derivato da leggende celtiche precedenti, basate su antiche tradizioni che si riferivano a isole paradisiache perdute e sommerse nelle profondità dell’oceano.

Una delle ipotesi più popolari riguardo la localizzazione di Avalon è, come abbiamo già detto, nella città di Glastonbury.

Anche se si tratta di una città e non di un’isola, Glastonbury (che si trova nella zona interna rispetto al canale della Manica) anticamente era una terra circondata da acqua e paludi, che la rendevano appunto simile ad una vera e propria isola. In origine l’unico ingresso a Glastonbury era costituito proprio da un lungo passaggio tra le acque della palude che la circondavano. Fino al 1539, fu attiva l’Abbazia omonima.

“The Last Sleep of Arthur in Avalon”, dipinto di Edward Burne-Jones

L’abbazia di Glastonbury (in inglese “Glastonbury Abbey”) è un complesso monastico di costruzione medievale, oggi in stato di rovina, considerata la “culla della cristianità inglese” nella zona del Somerset (Inghilterra sud-occidentale). Essa fu fondata nel 712 dal re sassone Ine del Wessex e ricostruita dai Monaci Benedettini dopo un incendio (occorso nel 1184) tra il XIII e l’inizio del XV secolo.

Secondo leggende locali, invece, l’abbazia fu fondata da Giuseppe d’Arimatea, giunto qui intorno al 60 d.C. per convertire i Britanni al cristianesimo, e come detto in precedenza, stando alla tradizione, fu visitata addirittura da Gesù in persona.

Nell’abbazia sono sepolti alcuni re sassoni, e anche quelle che sono ritenute comunque le spoglie mortali di re Artù e di sua moglie Ginevra, che avrebbero vissuto in questo luogo (si dice che re Artù governasse sotto i pinnacoli dell’abbazia assieme ai suoi valorosi cavalieri) in quella che è considerata la mitica Avalon negli ultimi anni della loro vita.

Glastonbury fu messa in correlazione alle leggende arturiane quando nel 1190 d.C. i monaci affermarono di aver rinvenuto, oltre alle tombe dei due leggendari sovrani, anche una “scultura incrociata” (si tratta di una croce con la scritta “qui giace re Artù ecc.”) che attribuiva appunto la sepoltura al re.

Infatti, come affermato dallo storico, scrittore e chierico gallese Giraldus Cambrensis (1146 – 1223) sopra di essa, e sotto una pietra, c’era una pesante croce con un’iscrizione inequivocabile: “Hic jacet sepultus inclitus rex Arthurus in insula Avalonia” (“Qui giace sepolto il famoso Re Artù nell’isola Avalonia”).

Luogo del presunto ritrovamento della tomba di Re Artù e di sua moglie la regina Ginevra

La presunta scoperta della tomba di re Artù e della regina Ginevra diede un nuovo impulso ai pellegrinaggi presso l’abbazia di Glastonbury, dopo che le visite erano diminuite notevolmente – a causa anche di un grande incendio avvenuto nel 1184 che aveva distrutto gli edifici dedicati alla vita monastica.

Glastonbury rimane ancor oggi un sito molto popolare, soprattutto come luogo di pellegrinaggio e di turismo, grazie anche alle convinzioni e alle credenze popolari radicate nel corso del tempo, che vedono nella città britannica il luogo del riposo finale del grande re Artù.

Malgrado la popolarità dell’idea, però, non sembra che ci siano molte prove di un collegamento con le leggende arturiane prima del 1190 d.C.. La maggior parte degli archeologi considera il monumento che indica la sepoltura del re Artù come frutto di falsificazioni postume, operate dai monaci al fine di attirare pellegrini e raccogliere fondi per ricostruire la loro abbazia, dopo l’incendio accadutogli nel 1184.

Un’altra località suggerita per la localizzazione della terra di Avalon, anche se meno popolare nell’immaginario, è l’Isola di Man, per via della sua associazione con la leggendaria terra di “Emain Ablach”, che si traduce approssimativamente con “Isola degli alberi di mele”.

Si dice che Emain Ablach fosse la dimora di Manannan mac Lir, il dio irlandese del mare e del tempo atmosferico, uno dei leggendari navigatori dei TÚATHA DÉ DANANN (nostro articolo).

“Manannán mac Lir”, scultura di John Sutton presso Gortmore, Magilligan, County Londonderry (2014)

Secondo la leggenda, l’isola fu stata formata dal gigante irlandese Fionn mac Cumhail durante una battaglia a distanza con un suo rivale scozzese: il leggendario gigante avrebbe strappato dal terreno un’enorme porzione di terra formando il Lough Neagh ma, difettando di buona mira, l’avrebbe scagliata nel Mar d’Irlanda formando in questo modo l’isola di Man.

È stato detto anche che l’isola è stata un regno di guarigione dove non esisteva vecchiaia e regnava un perenne clima primaverile, mai invece l’inverno.

Le leggende dicono anche che nell’isola erano presenti grandi foreste di alberi di meli selvatici. Avalon è stata da sempre associata agli alberi di mele e alla guarigione, quindi sembra ragionevole suggerire che la rappresentazione arturiana delle caratteristiche di Avalon sia derivata dal precedente mito celtico di “Emain Ablach”.

L’albero di mele a Emain Ablach

Per molti secoli Emain Ablach è stata identificata con l’Isola di Man poiché il nome dell’isola sembra suggerire appunto una connessione con il già citato Manannan mac Lir. Il problema principale di questa teoria è che il nome dell’isola di Man in realtà sembra non avere legami con questa divinità celtica. Se l’associazione con Manannan viene rimossa, restano pochi dati a sostegno dell’ipotesi che l’Isola di Man abbia qualcosa a che fare con la leggendaria terra di Emain Ablach, per non parlare dunque dell’isola Avalon.

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