L’OSIREION DI ABYDOS, UN MONUMENTO ANTIDILUVIANO

L’Osireion di Abydos è un gruppo di incredibili strutture megalitiche parzialmente sommerse, situate a circa 15 metri sotto il livello del tempio del faraone Seti I, in Egitto. L’Osireion fu scoperto ad inizio ‘900 durante una spedizione archeologica condotta dall’egittologo Flinders Petries, in collaborazione con la studiosa Margaret Murray.
La struttura venne considerata successivamente da alcuni egittologi – del tutto arbitrariamente – “l’ipogeo del faraone Seti I”, sovrano che regnò durante la XIX dinastia egizia.
L’idea di attribuire il monumentale Osirion al suddetto faraone cominciò a farsi strada tra gli egittologi nel 1929, quando il professor Henry Frankfort, docente presso l’Università di Londra, individuò insieme ad una troupe di studiosi alcune iscrizioni in un frammento di terracotta e riportanti la scritta “Seti è al servizio di Osiride”.
Questa scoperta tolse un enorme macigno dalle spalle dei tanti “soloni” che imperniano da sempre i circuiti accademici, e malgrado questa presunta “prova” sia assolutamente priva di qualsivoglia valore probatorio riuscì lo stesso per l’ennesima volta a nascondere e coprire dietro a delle patetiche foglie di fico la vergogna della storia che ci viene comunemente divulgata.
Il monumentale complesso è stato costruito utilizzando giganteschi blocchi di granito ed arenaria perfettamente lisci e levigati, alti 4 metri (i più alti arrivano a raggiungere addirittura gli 8 metri d’altezza), sono larghi circa 2,40 metri ed hanno un peso medio di 100 tonnellate (i più pesanti superano le 200 tonnellate), sono stati lavorati con un altissimo livello tecnologico che trova rassomiglianze solo in un altro caso in tutto l’antico Egitto, ovvero nella Valle dei Templi accanto alla Sfinge, sempre nella piana di Giza.
Il monumento è quasi completamente privo di incisioni e di geroglifici ad eccezione di alcuni pilastri su cui sono dipinte alcune raffigurazioni di navi con le vele ammainate, e altre riguardanti il “fiore della vita”, un simbolo che veniva inciso praticamente da tutte le antiche culture del mondo.
Nella parte superiore del megalito non vi è traccia di malta né di cemento; i blocchi sono praticamente l’equivalente dei mattoncini “Lego” assemblati tra loro con l’aiuto di fango asciugato.
Nella parte inferiore le pietre sono incastrate l’una con l’altra con un livello di perfezione superiore al margine di errore attualmente calcolabile per le migliori autostrade moderne.
Per fissare molte delle pietre i costruttori utilizzarono delle cambrette (cerniere) di metallo, metodologia che si ritrova praticamente come una “firma” in tutte le strutture megalitiche del mondo antico, rinvenute per la prima volta dagli archeologi dopo gli scavi condotti nella storica città greca di Delfi, in cui risiedeva uno dei più famosi oracoli di sempre.
Impossibile dunque non notare l’enorme somiglianza che intercorre tra questa straordinaria struttura egizia e molti altri antichi siti megalitici sparsi per il mondo, come ad esempio Sacsayhuaman in Perù, Stonehenge in Inghilterra o le maestose rovine sparse sulle Ande boliviane di Puma Punku. Il monumento di Abydos fu sommerso completamente dal limo del Nilo e dalle sabbie del deserto in un periodo in cui le acque del fiume erano molto più vicine al tempio.

A tal proposito, alcuni geologi individuarono sugli enormi blocchi anche segni inconfondibili dell’azione erosiva della pioggia, a cui potevano essere stati esposti in maniera così abbondante soltanto in un periodo compreso tra il 12.000 e il 10.000 a.C., periodo che renderebbe l’Osireion contemporaneo o addirittura più antico di Göbekli Tepe, in Turchia, considerato finora all’unanimità come il sito archeologico più antico al mondo.

Queste date appaiono molto significative non solo perché retrodatano di millenni il monumento rendendolo presumibilmente il più antico situato in Egitto, ma anche perché combaciano perfettamente con le date tramandate dagli egizi stessi, che riportavano la storia dello “Zep Tepi” (noto anche come il “primo tempo”), resoconto storico in cui si leggono ben novanta nomi, tra cui i primi dieci “Neteru” (le divinità principali del Pantheon egizio) che regnarono nella terra d’Egitto come faraoni in un paesaggio lussureggiante, dall’aspetto diametralmente opposto all’attuale landa arida e deserta.
Purtroppo la solita autoreferenziale “accademia”, nata e sviluppatosi in seno alla cultura illuminista, assegna l’inizio della civiltà egizia partendo dal 3100 a.C., non degnandosi minimamente di considerare i nomi dei sovrani appartenenti ai periodi precedenti tale data. Un’altra coincidenza (o forse no?) riguardante una parte di storiografia importante, purtroppo anch’essa mai tenuta in considerazione, è rappresentata dai famosi racconti tramandati da Platone nel “Timeo” e nel “Crizia”, in cui il filosofo narra di un dialogo avvenuto in Egitto tra Solone ed un anziano sacerdote di Sais in cui quest’ultimo raccontò al legislatore ateniese una storia mai udita prima dal giovane popolo ellenico, riguardante la leggendaria Atlantide, e di alcuni grandi diluvi che si susseguirono ad intervalli regolari nelle varie ère del mondo. Si trattava di antichi e preziosi segreti che furono custoditi dalle caste sacerdotali di Sais e di Eliopolis per poi venire tramandati di generazione in generazione.
Nel tempo si sono fatte varie ipotesi in merito, tra cui quella che vede un possibile arrivo in Egitto di alcune popolazioni superstiti provenienti proprio dalla mitica Atlantide in seguito al suo inabissamento avvenuto tra il 9.000 e il 10.000 a.C.

Giuseppe Di Re


IL MITO DI OSIRIDE

Il mito di Osiride narra che, dopo l’uccisione avvenuta per mano del fratello Seth, quest’ultimo – venuto a conoscenza che la moglie e sorella Iside lo avevano riportato in vita – si mise alla ricerca del suo corpo, e quando lo ritrovò, furibondo lo fece a pezzi smembrandolo in più parti, per poi disperderne i pezzi in tutto l’Egitto. Successivamente sopra ogni pezzo venne eretto un tempio. La testa di Osiride, reliquia di grandissimo valore, venne sepolta ad Abydos. La particolare architettura dell’Osirion sembra coincidere perfettamente con il racconto del mito di Osiride in quanto si dice che la sua tomba fosse situata su di un’isola circondata di acqua. È possibile che la storia che è stata tramandata come mito durante i millenni abbia un fondo di verità, e che l’imponente epigeo sia in realtà proprio il tempio che custodì in antichità la reliquia più importante del dio.

 

Comments 1

  • Sono appassionato della egittologia. In questo luogo ci sono stato, ne sono rimasto stupito: Ha del’incredibile, è quasi sconcertante, dei megaliti così maestosi e precisi. Non ha niente che lo collochi al tempio vicino. Concordo senza dubbio che sia una costruzione molto antecedente alle prime dinastie. Probabilmente nella leggenda di Osiride c’è traccia di qualcosa di storico realmente accaduto.

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