RITROVATA LA LEGGENDARIA CITTÀ DI PIETRA BIANCA DEL DIO SCIMMIA

La leggendaria “città bianca del dio Scimmia” sarebbe stata definitivamente ritrovata nel 2012 in Honduras, in Centro America, quando un gruppo di archeologi dotati di moderne apparecchiature tecnologiche come gli scanner Lidar si è messo a scandagliare completamene il territorio trovando una zona in passato abitata e riuscendo a portare alla luce molti reperti archeologici.

La leggenda dell’esistenza della “città del dio Scimmia” venne tramandata dagli indigeni residenti nelle zone boscose dell’Honduras a seguito dell’arrivo in quei territori dei conquistadores spagnoli.

Gli indigeni raccontarono ai conquistadores la storia di una leggendaria città scolpita nella pietra bianca, costruita da antiche divinità dal viso pallido e dai capelli color oro (somiglianze somatiche che gli indigeni ravvidero proprio in alcuni dei conquistadores) le cui magnifiche costruzioni furono in gran parte dedicate ad una particolare divinità dalla faccia da scimmia.

In pochissimo tempo si diffuse l’idea che la storia tramandata dagli indigeni in realtà potesse avere più di un fondo di verità. I resti di questa città sarebbero situati nella fitta ed inospitale foresta pluviale della zona di Mosquitia. La cultura aborigena dei “Pech” alimenta tutt’oggi le credenze che gli furono tramandate dai loro avi e riguardanti l’esistenza di questa antichissima metropoli pre-ispanica, assicurando con assoluta certezza che molti dei loro antenati vissero in questa antica città scolpita dagli antichi Dei, la cui bellezza superava di gran lunga anche la più fervida immaginazione.

I Pech raccontano la storia di una civiltà estremamente avanzata che risiedette in quelle zone, una cultura capace di scolpire enormi pilastri di pietra, mastodontiche statue e giganteschi templi, che però dopo secoli di assoluta prosperità abbandonarono il luogo scomparendo misteriosamente nel nulla.

Nel tempo le varie storie che circolarono su questa leggendaria città incoraggiarono diversi esploratori occidentali a ricercarne i resti nelle folte giungle honduregne.

Negli anni ’20 fu il famoso esploratore Americano Theodore Morde, considerato un vero e proprio “Indiana Jones” per via delle sue spettacolari avventure in giro per il mondo, ad inoltrarsi all’interno della foresta pluviale e a scoprire i resti della mitica città, riportando in una seconda spedizione avvenuta negli anni quaranta migliaia di reperti che vennero conservati all’interno del “National Museum of the American Indian” di Washington che ne aveva finanziato le spedizioni, e successivamente ereditati dallo “Smithsonian Institution”, un museo situato anch’esso a Washington.
Nel 1939 il già citato esploratore Theodore Morde scrisse nel suo libro dal titolo “La città perduta del Dio Scimmia” non solo di aver individuato ed esplorato personalmente i resti di questa mitologica città, osservando moltissime statue dalle fattezze scimmiesche, ma di aver addirittura visitato alcune impressionanti strutture piramidali.
Morde non volle però mai rivelare l’esatta ubicazione della città, per paura di eventuali saccheggi, e si portò tutti i suoi segreti nella tomba suicidandosi.

La sua triste fine diede adito a varie superstizioni ed alimentò teorie bislacche relativamente ad una presunta maledizione operata dal serpente piumato “Quetzalcoatl”, una delle massime divinità mesoamericane, che i sacerdoti cattolici consideravano portatore di sventure e iettature.

Dopo la pubblicazione di questo libro ci furono diverse spedizioni per cercare di individuare le prove di questa antica e misteriosa civiltà ma, purtroppo, l’area in questione era stata già occupata negli anni ’80 da alcune bande di narcotrafficanti e di contrabbandieri che si appropriarono
di molte zone della giungla pluviale di Mosquitia.

La svolta avvenne nel 2012, quando un gruppo di archeologi finalmente aiutati delle forze dell’esercito sudamericano intento a sorvegliare la pericolosissima zona,riferirono di aver ritrovato le antiche vestigia di questa antica civiltà perduta.

L’archeologo Christopher Fischer, a capo della spedizione archeologica organizzata e finanziata dalla Colorado State University, dichiarò ufficialmente di aver finalmente ritrovato i resti della città bianca. Fischer è anche fortemente convinto che i monumenti finora rinvenuti nella città, non possono essere stati in alcun modo concepiti da una cultura retrograda ma, anzi, la civiltà antica realizzatrice di tali opere supera di gran lunga le più rosee aspettative, rivelando un livello di civilizzazione veramente sorprendente e dando così definitivamente una dignità storica e non più mitologica alle antiche leggende tramandate nel corso dei secoli dagli aborigeni locali.

Giuseppe Di Re

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